Egr. Presidente,
la CISL FNS desidera porre alla Sua attenzione quanto accade presso gli II.PP. di Parma riguardo alla concessione del congedo straordinario per malattia figlio.
Ci risulta che da tempo la nostra segreteria territoriale stia chiedendo una maggiore fluidità nella concessione di quanto in oggetto, nonché tutta una serie di chiarimenti che purtroppo vengono reiteratamente negati.
In particolar modo, si chiede e si sta chiedendo da tempo lumi circa l’eventuale esistenza di una prassi consistente nel concedere, in luogo del congedo straordinario per malattia figlio, un semplice cambio turno che possa, a parere incontrovertibile della Direzione degli II.PP. di Parma, consentire di alternarsi, moglie e marito, nella cura del bambino ammalato.
Tale atteggiamento omissivo denota una scarsa considerazione per le relazioni sindacali nonché una mancanza di trasparenza e chiarezza circa le procedure amministrative adottate.
Ricordiamo che il congedo straordinario per malattia figlio trae il suo fondamento da: D.P.R. 3/57, art. 37, circolare ministeriale n. 3364/5814 del 11.6.1993, nota n. 005044/5.1 del 21 febbraio 2001 Ministero della Giustizia -Dipartimento Amministrazione Penitenziaria- Ufficio Centrale del Personale, circolari DAP nr. 0186333-2001 del 26-07-2001 (punto 4 comma 1 secondo capoverso) e nr. 3568-6018 del 12-12-01.
In pratica, l’appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria può chiedere quanto in oggetto anche negli anni successivi al terzo e fino all’ottavo sempre che il genitore richiedente sia l'unica persona del proprio nucleo familiare in grado di assistere un proprio figlio malato.
Di fronte a disposizioni univoche e di facile interpretazione, presso la Direzione degli II.PP. di Parma, assistiamo al tentativo di rendere sempre più problematica la fruizione di tale diritto, tanto è vero che, notizia di questi giorni, si è arrivati addirittura a rigettare la richiesta di un assistente di polizia penitenziaria perché questi non era l’unica persona a poter assistere il figlio in quanto in casa c’era anche la moglie seppur in malattia.
Ora ci chiediamo come sia possibile che si ritenga una persona inabile al lavoro, tra l’altro per un periodo non brevissimo (4 giorni), nel pieno delle capacità fisiche per poter accudire un bambino malato già da diversi giorni ed in un contesto in cui è risaputo che l’unica influenza al momento in circolazione è la famigerata H1 N1.
E se le condizioni di salute del bambino fossero peggiorate al punto da doverlo far visitare presso una struttura sanitaria oppure se, nella gestione del menage familiare, non fosse stato presente il padre (al quale è stato comunque concesso il congedo ordinario per lo stesso periodo, nella consapevolezza che la sua presenza in famiglia fosse non solo opportuna ma necessaria) chi si sarebbe recato in farmacia a prendere le medicine per il piccolo e per la madre? E così potremmo continuare per tutta una serie di incombenze il cui adempimento non può essere garantito da una persona ammalata a causa delle sue precarie condizioni di salute.
A meno che non si voglia mettere in discussione il certificato del medico curante e/o quello del pediatra che ha certificato per il figlio la necessità dell’assistenza paterna.
Tutto quanto innanzi esposto si manifesta in verità in un contesto più ampio in cui appare evidente una compressione dei diritti nei confronti del personale di polizia penitenziaria non più tollerabile nonché un modo assai discutibile di tenere le relazioni sindacali che ha portato, tra l’altro, in data 23.6.09, alla rottura delle trattative tra tutte le OO.SS. e la Direzione degli II.PP. di Parma incapace di garantire l’applicazione del PIL sottoscritto in data 27.5.08.
Nel chiederle quindi un intervento per ristabilire un minimo di serenità e di disponibilità nei confronti delle legittime istanze del personale di polizia penitenziaria in forza presso gli II.PP. di Parma e, perché no, delle OO.SS. del territorio le porgiamo Distinti Saluti.
IL SEGRETARIO GENERALE
Pompeo Mannone