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Piano di mobilità nazionale personale di Polizia Penitenziaria.

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Al Ministro della Giustizia
Avv. Alfonso BONAFEDE
Via Arenula, 70 ‐ ROMA

Egregio Ministro,
Nei giorni scorsi l’Amministrazione Penitenziaria ha incontrato le OO.SS. del Personale di
Polizia Penitenziaria al fine di svolgere un confronto circa l’ipotesi di un importante piano di mobilità
nazionale a domanda, conseguente agli incrementi d’organico che derivano dall’immissione in ruolo
dei neo assunti che a breve concluderanno il 173° corso di formazione.
Fatta tale premessa queste OO.SS. intendono segnalare alla S.V. che

non hanno condiviso
nessuna delle due ipotesi che l’Amministrazione Penitenziaria ha presentato nelle riunioni del 26 e
28 giugno in quanto le proposte del DAP appaiono illogiche e addirittura paradossali rispetto a
dotazioni organiche determinate soltanto pochi mesi fa (D.M. 2/10/2017).
Partendo dal presupposto che in generale la pianta organica, avendo anticipato gli effetti del
riordino delle carriere, oggi presenta un esubero nel ruolo agenti/assistenti e significative carenze in
quelle degli ispettori e sovrintendenti non si comprende per quale ragione si debba far riferimento ad
una sola di esse per determinare gli incrementi e soprattutto non si spiega perché si debbano mandare
unità di personale in realtà in cui quelle presenti sono maggiori rispetto a quelle previste dal D.M.
Per queste ragioni UIL-CISL-CGIL hanno dichiarato il proprio dissenso all’ipotesi proposta,
ritenendola appunto illogica ma anche incoerente sul piano giuridico/amministrativo.
Ciò che troviamo intollerabile, tuttavia, è il fatto che il DAP si riduca a convocare il confronto
poco prima della fine del corso e poi pretenda di chiudere rapidamente la discussione pena il blocco
della mobilità ordinaria.
Un ricatto inaccettabile che denota una mancanza di rispetto dei ruoli e delle prerogative, ma
soprattutto dimostra quanto sia inefficace ed inefficiente un'Amministrazione come quella
penitenziaria che prima deve procedere con “sanatorie” per riparare ai numerosi provvedimenti
provvisori adottati e reiterati nel tempo, poi continua a mantenere unità di Polizia penitenziaria in
servizi che non attengono ai compiti istituzionali previsti e ora - quando si tratta di rispondere a chi
in carcere attende l’agognato trasferimento da anni o a chi si è sobbarcato il conseguente carico di
lavoro - vuole agire con approssimazione.
Se le piante organiche sono sbagliate – e per queste OO.SS. lo sono sicuramente - allora si
abbia il coraggio di rimetterci le mani, ma non possiamo accettare che “il datore di lavoro” determina
l’entità del fabbisogno e poi esso stesso lo rinnega.
In attesa di conoscere le Sue determinazioni Le rinnoviamo l’invito a convocare un incontro
urgente per le criticità del sistema penitenziario.
Con l’occasione si porgono cordiali saluti.
Roma, 3 luglio 2018
UILPA –Polizia
Penitenziaria
(Urso)
FNS-CISL
(Mannone)
CGIL
(Prestini)

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