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Incendi boschivi

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Al Presidente del Consiglio
Paolo Gentiloni
Al Ministro dell’Interno
Marco Minniti
Al Ministro della Funzione Pubblica
Marianna Madia


Attesa la fase in cui si è attenuata l’emergenza acuta degli incendi boschivi è doveroso
tentare l’esercizio responsabile di un’analisi attenta, scevra da condizionamenti di
parte, ma semplicemente indirizzata a individuare soluzioni che correggano un sistema
imperfetto che necessita di importanti modificazioni e di miglioramenti complessivi.

Sistema complessivo di contrasto degli incendi boschivi già confuso e contraddittorio
prima dell’applicazione della “Riforma Madia”, poi diventato ingestibile, soprattutto
perché singoli o gruppi di persone spinti da diversi motivi ed interessi vari hanno
messo in campo una autentica strategia criminale del fuoco, colpendo con scientifica
azione di guerra vaste aree boschive ed anche per un’organizzazione complessiva
(Vigili del Fuoco, Protezione civile, Regioni, Volontari della P.C. e Carabinieri ) non in
grado di fronteggiare la critica situazione di carattere calamitoso che ha distrutto gran
parte del patrimonio boschivo del Paese.
Abbiamo sopra richiamato il fatto che il sistema era imperfetto già precedentemente in
ragione delle scelte operate con la legge quadro sugli incendi boschivi del 2000, la
quale a nostro giudizio deve essere assolutamente rivisitata in particolare sul punto
con il quale si afferma che la prevenzione e lo spegnimento degli incendi boschivi è di
competenza regionale e nel contempo prevede sostanzialmente che per poter
esercitare tali funzioni esse possono stipulare convenzioni con il CFS e con il CNVVF.
Quella norma nacque per copiare norme di altri Paesi senza considerare che l’Italia
non era e non è il Canada o nazioni simili caratterizzati da immensi boschi senza civili
abitazioni e persone cosa che dunque non appartiene ai nostri territori.
Al di là dell’errore macroscopico fatto dal governo Renzi di aver sciolto il CFS di cui
solo una piccola parte è transitata nel CNVVF su cui ritorneremo successivamente
nella nostra analisi e riguardo a coloro che sono transitati nell’Arma dei Carabinieri
auspichiamo che la Consulta ci dia ragione in merito ai ricorsi che abbiamo supportato
degli ex Forestali, riteniamo che, riguardo le competenze regionali per il principio di
ragionevolezza e certezza della funzione da espletare, non si possono affidare
competenze ad Istituzioni e contemporaneamente ammettere che per poterle
esercitare ci si deve rivolgere ad altre Istituzioni. Ciò appare un bizantinismo legislativo
ormai passato che il Paese non si può più permettere.
Chiediamo al potere politico di fare norme semplici e di individuare compiti e
responsabilità chiare altrimenti nel caos normativo chi paga è il cittadino e l’ambiente..
Queste a nostro giudizio sono concrete e vere riforme da affermare nel Paese.
Da oltre un decennio esortiamo i governi a fare chiarezza su questa materia: in primis
sulla prevenzione, se tale attività deve rimanere in capo alle Regioni esse debbono
esercitare tale compito in modo concreto utilizzando le proprie forze a disposizione:
volontari di protezione civile, operai forestali ecc…e sviluppando politiche attive di
sostegno al mantenimento del patrimonio boschivo.
In una collaborazione istituzionale Stato - Regioni è necessario poi prevenire i reati
perpetrati contro l’ambiente ed aumentare le pene di coloro che in molti casi
impunemente si macchiano di tali gravi atti delinquenziali tramite un controllo più
attento del territorio delle forze dell’ordine.
Riguardo infine, allo spegnimento degli incendi boschivi, affidato al CNVVF, esso deve
essere realmente esclusivo del CNVVF, ciò significa che deve operare senza l’ausilio
delle convenzioni con le Regioni che in alcuni casi non vengono stipulate e in quelle
definite le risorse destinate a tale scopo sono assolutamente insufficienti.
Il governo nazionale deve assicurare l’esercizio di tale compito e quindi il CNVVF, per
assolvere tali aggiuntive funzioni sullo spegnimento degli incendi boschivi oltre quelle
svolte quotidianamente sui vari scenari interventistici, per ultimo quelli degli allagamenti
e dei dissesti idrogeologici necessita di un potenziamento complessivo.
Gli investimenti produttivi che il governo deve operare nella prossima legge di bilancio
sono quelli di dotare il Corpo di almeno 5000 unità necessarie per fronteggiare le varie
tipologie di soccorso alla popolazione compreso l’antincendio boschivo.
Potenziare i mezzi aerei e quelli terrestri in particolare con quelli specifici per
fronteggiare gli incendi boschivi.
Adeguare il bilancio di gestione per rendere operativa ed efficace la macchina
organizzativa del soccorso.
Infine in attesa di una revisione generale del sistema incendi boschivi di che trattasi e
di un potenziamento del CNVVF non possiamo che evidenziare che i Vigili del Fuoco,
stremati dal lavoro continuo che svolgono in favore della collettività necessitano di
essere valorizzati dal punto di vista professionale con una risoluzione contrattuale ed
ordinamentale che li porti dal punto di vista retributivo e previdenziale alla stessa
condizione degli altri operatori della sicurezza e degli ex appartenenti al CFS in servizio
nel CNVVF.
Tali ragionevoli e necessarie richieste riteniamo debbano essere accolte soprattutto
per poter migliorare la risposta delle Istituzioni alla crescente domanda di soccorso dei
cittadini.
Cordiali saluti.
Roma,15 settembre 2017
Il Segretario Generale
Pompeo Mannone

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