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Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – stato delle relazioni sindacali – sollecitazione approccio programmatico

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Roma, 08 giugno 2017

Al Pres. Santi CONSOLO

Capo del Dipartimento

dell’Amministrazione Penitenziaria

ROMA

 

Illustre Presidente

Da lungo corso è emersa la necessità di fare ordine e chiarezza in relazione alla materia della mobilità del personale, globalmente intesa, affinché si giungesse all’approvazione di un documento condiviso di sintesi, bilanciamento ed equilibrio di tutte le sfaccettature normative che a vario titolo influiscono sul tema.

 

Partendo, infatti, dai PCD del 2012 e 2013 assunti rispettivamente per i ruoli non direttivi e per quelli direttivi della Polizia Penitenziaria, contenenti i criteri di mobilità, si era concordi nel ritenere necessario l’individuazione di criteri ulteriori che sapientemente conciliassero la mobilità nazionale con quella discendente da previsioni normative e contrattuali, ivi compreso il fenomeno dei distacchi temporanei, sia per gravi motivi del richiedente, sia per esigenze dell’Amministrazione.

Sull’onda di tale consapevolezza reciproca, la Direzione Generale del Personale ha avviato tutta una serie di incontri di analisi che tuttavia non hanno trovato una reale sintesi. A tal fine si vedano i contenuti della nota 0161749 del 11 maggio 2016

L’idea era quella di discutere organicamente sulla tutela da apprestare a coloro che risultassero titolari dei benefici di cui alla legge 104/92 e successive modificazioni, in ragione di richieste di trasferimento non accolte dall’Amministrazione pur sussistendone i requisiti; sulla tutela da apprestare a coloro che versano nelle condizioni tutelate dalla legge 151/2001 all’articolo 42 bis, la cui applicazione ad oggi risulta incerta presso l’Amministrazione Penitenziaria nonostante la copiosa giurisprudenza stratificatasi in merito.

Né sorte migliore ha assistito le procedure di mobilità ordinaria per il ruolo dei sovrintendenti e degli ispettori, nonostante i vari confronti sul tema e il continuo riproporre di proiezioni e correzioni di esse.

Dopo diverse riunioni, ancora un nulla di fatto in merito alla decretazione degli Organici del Corpo e di conseguenza di quelli extra moenia, che dovrebbe per altro costituire un binario parallelo rispetto alla materia della mobilità, essendo da essa non disgiunto quanto piuttosto interdipendente.

Né chiarezza è stata fatta in merito alle procedure per la concessione dei distacchi ex articolo 7 DPR 254/99 in relazione ai criteri di accoglimento o rigetto delle istanze o in relazione alla durata dei provvedimenti. Ed ancora incertezza assiste anche le oltre 400 posizioni di distacco per esigenze dell’Amministrazione.

Con riferimento poi ai trasferimenti ex articolo 36 DPR 164/2002 la questione risulta ancora più pregnante in quanto si è provveduto in maniera del tutto unilaterale ad introdurre criteri non condivisi, con applicazione a posteriori su situazioni già in essere, violentando il principio di affidamento del personale.

E’ evidente che a distanza di un anno dall’inizio dei lavori, la situazione risulta non solo non definita ma, ove possibile, anche più incerta rispetto al punto di partenza che alimenta un potere discrezionale anche eccedente i confini riconosciuti dall’attività amministrativa.

Sintomatico dell’indeterminatezza che caratterizza il confronto fra il DAP e le Organizzazioni Sindacali è lo stato della riscrittura dell’Accordo Nazionale Quadro, ove è stata impressa una accelerazione ai lavori del tavolo tecnico per poi far arenare la questione in qualche altro Ufficio, senza che vi sia stata anche una sola convocazione di natura negoziale sui lavori che sono stati depositati dall’organo paritetico.

Per questo motivo, le scriventi Organizzazioni Sindacali sono a richiederLe un intervento volto ad una trattazione organica dell’intera materia ed un approccio maggiormente pragmatico dei confronti, evitando l’assunzione di determinazioni unilaterali che modifichino in peius la prassi in uso, significando che in caso di un non incisivo indirizzo da parte di codesto Presidente, si vedranno costrette ad interrompere le relazioni con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ritirando le delegazioni dai tavoli di trattativa e attivando forme di rivendicazione consentite dalla legge

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