II tema della sicurezza è diventato un elemento che sempre di più condiziona i comportamenti, le percezioni ed il modo di pensare dei cittadini italiani ed europei, fino al punto di essere considerato, dagli osservatori più consapevoli e dall'opinione pubblica, un nodo critico in grado di mettere in crisi il patto democratico che lega istituzioni e cittadini.
C'è un problema sicurezza connesso alla illegalità delle tante "mafie" presenti nel Paese, alla micro e grande criminalità, oggi sempre più legata al movimento delle persone, alle migrazioni prodotte dall'allargamento dell'Unione Europea, all'effetto dei trattati di libera circolazione delle persone ed alla pressione che l'area povera del mediterraneo esercita sui confini dell'Europa e del nostro paese in particolare.
Perché masse che si spostano trascinano con sé culture che faticano ad integrarsi, producono marginalità, a volte sfociano nel crimine e nel microcrimine ed alimentano paure e xenofobie. C’e un problema sicurezza connesso al mal funzionamento del sistema giudiziario, alla precaria garanzia della certezza della pena e alle carenze croniche del pianeta carceri.
In parallelo, prende sempre più forma una dimensione storica e al contempo inedita della sicurezza, legata all'esplosione di fenomeni naturali connessi agli effetti della forte spinta antropica esercitata sull'ambiente: incendi, inondazioni, cambiamenti climatici, terremoti, la sicurezza agroalimentare e quella inerente la difesa civile, deputata a fronteggiare i fenomeni emergenti degli attentati terroristici che si possono manifestare con aggressioni di tipo nucleare , chimico e batteriologico.
Si tratta di eventi che hanno smarrito la loro forma sporadica e che si presentano con una frequenza tale da produrre sempre nuovi motivi di ansia sociale, di insicurezza, di stress e che si innestano nel "vissuto della collettività" in un'altra dimensione chiave, ossia quella della insicurezza economica ed occupazionale derivante dalla recente e gravissima crisi finanziaria. Un fenomeno che ha investito il continente e che può produrre un cortocircuito in grado di radicalizzare il quadro alimentando paura, precarietà e timore.
Questo ventaglio di insicurezze, in assenza di interventi efficaci, può aprire la strada a un pessimismo individuale e collettivo che ridimensiona la fiducia nel futuro, ossia il fattore emotivo che decide il segno positivo o negativo dei consumi e l'entità del rischio di recessione economica e quindi, metterebbe a serio rischio la coesione sociale del Paese. Tale quadro di confini labili ed interconnessi tra tematiche criminali e di sicurezza civile ha trovato un momento di sintesi simbolica e materiale nell'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 che ha posto su un terreno, nuovo ed unitario, il tema della sicurezza e delle attività ad essa connesse. 

Per la prima volta, infatti, le attività di intelligence e di repressione si sono mosse in parallelo con quelle relative al soccorso pubblico, per migliorare la capacità di prevenire i rischi sociali conseguenti un attacco terroristico e di organizzare le forme e gli strumenti di un soccorso efficace. La minaccia terroristica ha insomma dato ulteriore corpo all'esigenza di coordinamento, di relazione e di visione unitaria tra i diversi attori della sicurezza. Per tale insieme di ragioni è possibile affermare che la sicurezza rappresenta un vero e proprio "bene sociale primario" da tutelare, una "questione nazionale" da affrontare e risolvere.
Si tratta di una consapevolezza nuova che ha prodotto un diverso approccio al problema, raccogliendo un interesse largo e condiviso, coinvolgendo aree politiche e culturali tradizionalmente insofferenti rispetto ai concetti dell'ordine, della legalità e della sicurezza complessiva, depurando dalla ideologia una questione per lungo tempo considerata espressione di una cultura dell'ordine, tendenzialmente di destra ed aprendo la strada ad azioni e scelte fino ad ora improponibili.
Per ogni collettività e in ogni tempo i "servizi" connessi alla Sicurezza hanno svolto un ruolo essenziale nella costruzione della qualità della vita del cittadino e nell'orientarne il consenso rispetto alla politica, alle istituzioni ed in generale al sistema democratico. Nel passato Il principio di fondo era quello della sicurezza come costruzione in divenire, oggi prevale, invece, una percezione inversa, secondo la quale, si è "meno sicuri di ieri e più sicuri di domani". Per questo il Tema si pone sempre di più come "questione nazionale" e costringe ad una presa di coscienza del problema tutte le organizzazioni e le istituzioni che concorrono allo svolgimento e allo sviluppo della vita democratica.
Inoltre, la consapevolezza dei termini globali, in cui si pone il problema, implica un superamento della parzialità che ha caratterizzato in passato gli attori della sicurezza, ciascuno dei quali agiva in un ambito specifico, spesso al netto di ogni coordinamento e relazione anche con soggetti e problemi oggettivamente contigui. Abbiamo visto come il tema della sicurezza sia invece multiforme nei suoi confini. E' un prisma che riflette questioni geopolitiche, di legalità, di esigibilità della pena, di trasformazione e tutela del territorio, di gestione dei flussi migratori, di prevenzione e repressione di comportamenti criminali.
A fronte dell’importanza della materia non si poteva immaginare un'assenza o una semplice sottostima del problema da parte del sindacato. L’attenzione, mediatica, politica e, obiettivamente, socialmente diffusissima sul tema della sicurezza, impone infatti, nell'agenda di ogni sindacato, in quella della Cisl in particolare, un posto preminente a questo problema.
La Cisl si è quindi posta l'obiettivo di interpretare con sempre maggiore incisività il profilo di questa questione nazionale, lo impone la nostra identità di forza storicamente votata alla tutela di interessi generali, il ruolo leader nella rappresentanza dei lavoratori che operano nel campo della sicurezza e l'idea fondante di essere anche sindacato dei cittadini, ossia responsabili nel cogliere per tempo i problemi che coinvolgono i lavoratori, nostri rappresentati e la collettività nazionale nel suo insieme.
Come abbiamo detto, il tema della sicurezza impegna la Cisl nel profondo della sua identità, e nel contempo le chiede lo sforzo di aderire alla globalità del problema anche sotto l’aspetto della propria capacità organizzativa e di rappresentanza.La Cisl infatti, garantisce da sempre rappresentanza a molti soggetti che lavorano nel campo della sicurezza: Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria, Corpo Forestale ed è di gran lunga la Confederazione che qualitativamente e quantitativamente ha rappresentato questo "mondo".
Estratto dalla Relazione introduttiva
al 1° Congresso Nazionale della
Sicurezza CISL






